Un Germania fanno flop i negozi sempre aperti

Open lateVolevano orari più lunghi. Sempre più lunghi per fare sempre più incassi, come se il portafoglio dei clienti fosse proporzionato all’apertura dei negozi. Li hanno avuti. E adesso non sanno che farsene: dopo le 20 nessuno entra. La gente non ha cambiato le sue abitudini, compra di giorno e la sera se ne sta a casa. Se esce, va altrove. E continua a spendere in ristoranti, cinema e teatri quei denari che i commercianti speravano di veder affluire nelle loro casse. Ad appena due mesi dalla liberalizzazione degli orari il presidente di categoria dell’Assia ammette: «In linea di massima è un flop. La tendenza generale dei negozianti sembra essere quella di fare marcia indietro». E’ andata bene solo a Natale. Da allora, dopo le otto - il vecchio orario di chiusura - non succede più niente.

Si lamentano le commesse: il tempo, a non far niente, non passa mai. Si lamentano i proprietari: non vale la pena, gli incassi non coprono le spese. Così trattano con i concorrenti un orario che vada bene a tutti, per evitare che qualcuno rubi il burro dal pane altrui. E chiudono come prima. In attesa di vedere se e come si svilupperanno nuove abitudini. Le favoriranno introducendo probabilmente un giovedì lungo, per invogliare i nottambuli.

Il giornalista remoto: il futuro della stampa è già cominciato

Guild Picket E non promette niente di buono: redazioni in Paesi con basso costo del lavoro, delocalizzazione. Solo che i giornali non sono come le scarpe prodotte in Romania.

Questa inchiesta prende avvio in una location che all'apparenza ha poco a che spartire con una seria riflessione sugli sviluppi del settore giornalistico: un bar di Chisinau - pochi mesi fa - tra musica troppo alta e ballerine a malapena vestite. Di fronte a noi, davanti a due bicchieri di divin, il cognac moldavo, c'è un italiano abbastanza ammanicato con le istituzioni della Repubblica di Moldova. Alto come un cestista, vestito d'un completo color senape, ha idee imprenditoriali a cavallo tra la passione giornalistica (è iscritto all’albo dei professionisti) e una certa velleità editoriaie. Eravamo in Modavia proprio sulle tracce di possibili sviluppi italiani d'un fenomeno che sta prendendo piede nel giornalismo americano e britannico: l'outsourcing offshore. Il termine è tecnico, ma il concetto abbasta semplice. Si tratta di appaltare la produzione di articoli o di altre componenti dei quotidiani e dei periodici a manodopera a basso costo nei Paesi in via di sviluppo. È, insomma, l'ultima frontiera della delocalizzazione.

Orari di lavoro, braccio di ferro a Berlino tra i ministri dell’Ue

ClockLo scontro è tra due blocchi. Il primo, con Italia, Spagna, Francia, Grecia, favorevole a un tetto - Il secondo, guidato da Gran Bretagna e Polonia, fermo sulla contrattazione individuale

Così è il “buon lavoro”? Per trovare risposta al quesito, i ministri del lavoro e degli affari sociali dei 27 paesi Ue, sindacalisti europei e Ong si sono riuniti per tre giorni nel moderno palazzo Telekom di Berlino. Gli argomenti affrontati dai 300 delegati riguardano la tutela giuridica del lavoro e una politica condivisa sul minimo salariale. Obbiettivi comuni, inoltre, il «no» al lavoro minorile, lo sviluppo delle pari opportunità per le donne e il reinserimento lavorativo degli ultra cinquantenni.