Assemblea del precariato+cognitariato: contributo alla discussione della CreW
Nascita di Precog
Delle trasformazioni che negli ultimi 20 anni hanno radicalmente mutato il modo di accumulazione e il mondo dell'occupazione, sotto l'impatto combinato di digitalizzazione dell’informazione e della produzione e controriforma neoliberista delle istituzioni socioeconomiche, due ci preme sottolineare:
- terziarizzazione/globalizzazione dell'economia (finanza, comunicazione, grande distribuzione, real estate, servizi alle imprese ecc.), ossia la fine dell’industrialismo fordista delle gerarchie burocratiche centrato sullo stato-nazione e l’ingresso nell’informazionalismo postfordista delle reti flessibili;
- polarizzazione delle mansioni lavorative e delle figure professionali, delle retribuzioni e delle protezioni sociali ad esse connesse intorno a due soggetti emergenti: cognitari e precari. i primi sono networkers, i secondi networked; i primi brainworkers, i secondi chainworkers; i primi sedotti e poi abbandonati da imprese e mercati finanziari, i secondi travolti e flessibilizzati dai flussi apolidi del capitale globale.
Sia il precariato sia il cognitariato faticano a opporre resistenza collettiva e tantopiù azione sociale offensiva, mentre le istituzioni ereditate dal movimento operaio perdono ovunque terreno e rapprensentanza. Il precognitariato è violentemente precarizzato, tutti siamo a una busta paga dall’abisso dell’esclusione sociale. In estrema/provocatoria/discutibile sintesi:
informazionalismo: industrialismo = postfordismo: fordismo = walmartismo: taylorismo =
= (precariato+cognitariato): (proletariato+classe media)
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Dal punto di vista dell'azione politica e sociale, riveste una centralità assoluta la questione del rapporto fra la vita e il lavoro.
Ma qual è il reale rapporto fra vita e lavoro? Crediamo che sia nella letteratura teorica sia nelle pratiche del movimento sia emersa una distinzione logico-concettuale che ispira progetti e tesi in parte diverse ma che è fondamentale riannodare, se l'azione del precariato sociale italiano vuole essere efficace e capace di condizionare il discorso e la prassi dei movimenti e della sinistra sindacale e politica.
la vita è messa al lavoro vs. la vita è asservita al lavoro
Dove sta la differenza? Per essere più chiari: in gioco è il rapporto fra il tempo di vita, la sua qualità, la sua autonomia e il tempo del lavoro che ormai neanche nominalmente è tempo separato dal primo.
Per esempio: nell’epoca fordista la questione dello spostamento fra casa e lavoro veniva vissuta dal punto di vista sindacale come un momento di rivendicazione per il fatto che quello spostamento era necessario alla fabbrica. Insomma si lottava perché quel lasso di tempo fosse a carico dell'impresa oppure dello stato. In epoca postindustriale, il costo del pendolarismo se lo accolla l'individuo. Oggi una serie impressionante di lassi di tempo vengono sacrificati dalle persone sull'altare della c.d. employability, dalla formazione all'autoformazione, alla disponibilità continua, serale o festiva per l'effettuazione della mansione lavorativa a singhiozzo.
Nella prima ipotesi (la vita messa al lavoro), propria delle tesi sul reddito sociale/di base/universale/di cittadinanza esposte da Andrea Fumagalli e fatte proprie dalla parte più intelligente del movimento e del sindacato, si afferma che ogni parte della nostra esistenza, gli affetti, il nostro modo d’essere, lo sviluppo dei gusti, dei talenti e delle particolarità individuali e collettive, tutto questo in un modo o nell’altro rientra prima o poi nella valorizzazione del capitale, direttamente o indirettamente, tramite informazioni/simboli o tramite servizi/merci. Le nostre speranze, le nostre aspettative e speranze sono sussunte, mercificate e decostruite in un vortice desiderante multimediatico per essere degradate in un’immagine su io donna, una scarpa reebok, un optional del telefonino, un comportamento estetico/tecnologico/esoterico da imitare per essere kool che più non si può… Solo un reddito universale e incondizionato corrisposto a tutti gli individui finanziato dalla fiscalità generale può rendere giustizia alla cooperazione sociale in rete oggi interamente dominata e risucchiata dalle strutture di accumulazione, condizionamento e repressione di capitale e stato.
Con la seconda (la vita asservita al lavoro) si vuole invece dire che la logica che è davvero determinante per la riproduzione del neoliberismo nelle metropoli ameurasiatiche è quella di un neoasservimento del lavoro, di un'intensificazione del dominio capitalista sul processo di lavoro e di introiezione delle sue pratiche di controllo da parte dei lavoratori, lungo le linee descritte da Braverman. Il capitale è oggi globale e transnazionale, mentre il lavoro è locale e territoriale. Questo peggioramento radicale dello statuto sociale del lavoro di fronte alla fluidificazione e rarefazione del capitale, impatta i chainworkers nel modo più evidente (vedi la fusione fra controllo delle menti e logistica postfordista dei flussi commerciali propria della grande distribuzione di walmart, carrefour, tesco, esselunga), attentando alla loro dignità di persone e alle possibilità materiali di partecipazione alla cittadinanza, oltre a precarizzare in modo sempre più insostenibile vasti strati del lavoro cognitivo (vedi call center, freelance, staff leasing ecc) prima garantiti sotto il fordismo. Insomma, il tempo di vita viene saturato dal lavoro just-in-time che esigono le corporation e le loro ramificazioni ubique, mentre l’incertezza e l’ansia individuali e sociali aumentano vistosamente a causa della brutale compressione delle retribuzioni reali minate dalla flessibilizzazione dell’impiego (un’ora a tempo determinato viene pagata meno che un’ora a tempo indeterminato) e degli effetti dell’adeguamento verso l’alto del sistema dei prezzi europei (quello che i tedeschi chiamo teuro, il “careuro”).
Verso una nuova strategia di conflitto del precariato sociale
Noi riteniamo che sia oggi cruciale per la propagazione di una nuova conflittualità in Italia, dove il precognitariato raggiunge ormai i 6/7 milioni di persone, una sintesi avanzata fra i due approcci e i soggetti radicali che vi riflettono e intervengono. Crediamo che la lotta per un reddito garantito per precari e disoccupati, ovverossia il diritto alla continuità di reddito per tutti, sia il passo iniziale per ridurre la ricattabilità del precariato e del cognitariato e consentire di liberare tempo ed energie per l’attività politica e sociale in rete. La corresponsione di un reddito di base permetterebbe al precari@ di scegliere combinazioni salario-orario-flessibilità più avanzate di quelle neoschiaviste attuali, nonché arresterebbe l’avanzare inesorabile della disuguaglianza che punisce i poveri e gli esclusi con accanimento socialdarwinista, in particolar modo dopo la svolta autoritaria del neoliberismo di fronte alla sua bancarotta economica e sociale. Continuando nelle espressioni ad effetto, riteniamo fondamentale opporci alla employability propugnata da neoliberisti (vedi Bush, Berlusconi &C) e socialiberisti (vedi Blair, D’Alema &C) che implica la limitazione della libertà degli individui, la loro formazione coatta e in mancanza del riuscito “inserimento” (leggi lavoro con salario di povertà) la loro reclusione, contrapponendo ai nemici della società una flexicurity avanzata da raggiungere col conflitto e la riflessione teorico-strategica, “flessicurtà”, che sia sociale e libertaria, fondata com’è sul reddito di base, il sussidio di flessibilità sostenibile, il salario minimo europeo e/o municipale, la formazione liberamente scelta, l’accesso gratuito o sussidiato ai servizi di base (casa, acqua, energia, connettività, istruzione, sanità), le demogrants sociali (fondi dati in conto capitale a organizzazioni di giovani per riequilibrare la sperequazione generazionale esistente) e soprattutto sulla libera cooperazione reticolare online e off degli individui e dei soggetti nel tempo liberato dal lavoro.
Identità, pratiche e media del conflitto metropolitano
Benché i paradigmi lavorativi siano radicalmente cambiati, e sempre più importanti sono altri elementi al di fuori del lavoro nel definire l’identità che un@ ha di sé (culturale, politica, di genere) crediamo rimanga fondamentale per colpire al cuore il vampiro dell’eurocapitale, l’azione conflittuale del precognitariato, per cambiare i rapporti di forza imposti dal neoliberismo, a partire dai luoghi critici dove il lavoro si concentra nei nodi informazionali e negli snodi metropolitani, insieme ai precari e in base alle loro rivendicazioni emergenti. Riveste per la CreW un’importanza fondamentale la questione delle nuove pratiche di conflitto da imitare e innovare (principio di realtà) e di come comunicare, attivare, sovvertire (principio di virtualità, dominante su quello di realtà nella politica odierna) le molteplici identità del precognitariato, delle donne, dei giovani, dei migranti, dei messi in mobilità. L’intersezione fra area metropolitana e luoghi/identità del precariato è la più gravida di implicazioni e ricadute rispetto all’azione sociale e conflittuale antiliberista. Permette di scardinare al tempo stesso il dominio del capitale sui corpi che lavorano/consumano e la sua logica spaziale fondata sull’irrilevanza delle funzioni sociali che esulano da consumo/produzione/riproduzione dei flussi globali di capitale. Siamo convinti che precarizzazione del lavoro e privatizzazione dello spazio pubblico siano due facce della stessa moneta da un euro.
Euromercato o europrecariato?
Ma dotarci di nuovi media e di nuove pratiche di conflitto non basta.
Dobbiamo entrare in rete con precari radicali, mediattivisti del movimento, sindacalisti di base e non, per agire su uno spazio politico europeo radicale, dalla cui non più rinviabile creazione dipende il futuro del movimento dei movimenti e forse della sinistra sul pianeta. Sin dal MAYDAY 001 e in particolare dopo il FSE 2002 a Firenze, abbiamo cercato di dar vita a un rete europea che unisse collettivi di precari e mediattivisti (esa@inventati.org). Già oggi possiamo contare su una rete italofrancocatalana (con appendici casigliane e svedesi) che ci unisce a Stop Précarité e YoMango in cooperazione con i sindacati di base CUB, SUD (F), CGT (E).
Di recente, le mobilitazioni di Berlino (100.000 persone contro i tagli a sussidi di disoccupazione e pensioni alla manifestazione promossa da attac) e Parigi (numerosi scioperi contro Raffarin, mobilitazioni continue di precari/intermittenti, mentre LCR riformata dovrebbe prendere consensi a due cifre nelle prossime elezioni), per non parlare di F15 l’euromobilitazione di milioni di persone contro la guerra buscista a Roma, Londra, Barcellona e Madrid, Berlino, Parigi, Bruxelles, Amsterdam, Stoccolma, Helsinki, ci dicono che uno spazio politico radicale è possibile oggi nell’Unione Europea.
Proponiamo quindi di far convergere voli discount di precari e attivisti da tutta EUropa il 1° maggio per:
EURO MAYDAY 004
in Barcelona
el prim de magg del precariat, el primero de mayo del precariado,
il primo maggio del precariato, le premier mai du précariat,
the MayDay of Europe’s flexworkers
Il 4 novembre, un’assemblea al centro sociale Hamsa nel quartiere Sants di Barcellona a cui hanno partecipato Hamsa, YoMango, Riereta, disobbedienti Barcellona, Camas Deu, le precarie del MACBA, Las Naus, Indymedia Barna e anarcocatalani di varia estrazione ha deciso di avviare questo processo che accenderà la conflittualità del precariato nella metropoli catalana, capitale della cultura e dei call center del Sud Europa, di qui al primo maggio 2004. Il mayday avverrebbe in coincidenza con il Forum Barcelona 2004, un’orgia multiculturale di speculazioni immobiliari sponsorship commerciali, e soprattutto enorme precarizzazione del lavoro giovanile (i precari culturali e turistici in primis), promossa dall’unesco, la generalitat catalana, lo stato spagnolo e sponsorizzato da una schiera di corporation globali dalle pessime reputazioni.
