Paese che vai, welfare che trovi
Le discussioni sulla politica economica sono spesso molto accese. Sorattutto quelle sulla ridistribuzione della ricchezza attraverso le tasse e il welfare. Capire il motivo dell'esistenza di opinioni diverse su questo tema interessa gli economisti, anche perchè l'atteggiamento dei cittadini influenza i governi.
Alcuni studi in singoli paesi hanno dato risultati in linea con l'argomentazione economica classica: i più ricchi, che hanno meno da guadagnarci, non sono favorevoli alla ridistribuzione come i loro connazionali più poveri. Le opinioni però sembrano variare anche da un paese all'altro, perciò gli economisti si chiedono se la "cultura" o i "valori" nazionali influenzino queste idee. I dati dei sondaggi dimostrano che l'americano medio è molto meno favorevole alla ridistribuzione di un europeo. Ma ci sono differenze enormi anche in Europa. Gli abitanti dei paesi ex comunisti difendono la ridistribuzione più dei britannici e degli olandesi. Ci sono dei fattori culturali che rendono un polacco più bendisposto verso la ridistribuzione di un inglese con un reddito e un'istruzione simili? Oltre a essere un terreno poco espolorato per l'economia, domande come questa hanno una risposta semplice. Anche perchè la cultura, le istituzioni, le scelte politiche, i risultati economici e l'atteggiamento della gente sono intrecciati. Come si possono separare gli effetti della cultura di un paese da quelli del suo welfare, al tempo stesso parte e prodotto di quella cultura? In un nuovo articolo (Culture, context, and the taste of redistribution, maggio 2009), Erzo Luttmer e Monica Singhal della Harvard University, in Massachusetts, sostengono che le opinioni degli immigrati offrono una possibile risposta al problema. Di solito gli immigrati si sono formati in paesi con istituzioni, welfare e valori diversi da quelli dei paesi d'accoglienza. Se la cultura d'origine conta, il loro atteggiamento sarà più simile a quello dei loro vecchi connazionali che a quello dei loro nuovi concittadini di stesso livello sociale. Luttmer e Singhal hanno esaminato i risutlati dell'European social survey, un sondaggio biennale che analizza gli atteggiamenti di oltre seimila immigrati che si sono trasferiti da uno dei 32 paesi dello studio a un altro. I dati mostrano che le opinioni sulla ridistribuzione prevalenti nei paesi d'origine di un immigrato sono un indicatore affidabile di quelle degli immigrati, senza che reddito, istruzione e altri fattori importanti (come esperienza lavorativa ed età) abbiano un grande peso, Il bagaglio culturale pesa quanto il reddito e incide in modo evidente anche a diversi livelli di istruzione. Non solo: questi risultati sono validi anche per gli immigrati che si sono trasferiti vent'anni prima del sondaggio. Una prova ancora più convincente dell'impatto della cutlura è data dagli immigrati di seconda generazione. Le opinioni sull'importanza della ridistribuzione di chi è nato nel paese d'accoglienza sono molto influenzate dalle idee prevalenti nei paesi d'origine dei genitori.
Questo indica che valori e atteggiamenti sono trasmessi di generazione in generazione anche se a lungo andare in modo sempre meno rilevante. Forse gli economisti non dovrebbero stupirsi troppo degli effetti duraturi della cultura sulle opinioni che riguardano l'economia. La stessa Singhal attribuisce il suo inizianel interesse per questo tema alla sua esperienza dirante gli studi universitari. Perfino gli economisti di Harvard con istruzione, reddito e interessi simili, infatti avevano opinioni diverse sul ruolo dello stato in economia a seconda del loro paese d'origine.
Le implicazioni di questa teoria sono però potenzialmente sorprendenti. Gli immigrati che arrivano da paesi favorevoli alla ridistribuzione, e anche i loro figli sono molto più propensi degli altri a votare partiti politici che la sostengono. Questo induce gli autori a chiedersi se, con il passare del tempo, la composizione dell'immigrazione in un paese potrebbe avere un impatto significativo sulle sue politiche fiscali. dall'Economist, tradotto da Internazionale
