Le donne guadagnano meno degli uomini. Ma il vero problema è che gli attuali modelli culturali e aziendali non garantiscono alle donne le stesse possibilità di carriera dei colleghi maschi. È quanto emerge da una ricerca dell’Osservatorio sulla Gestione della diversità dell’università Bocconi (www.sdabocconi.it), in colla borazione con Hay Group, su 31.882 lavoratori di 97 aziende. Lo studio rivela che in Italia una donna guadagna in media il 23% in meno rispetto agli uomini ma a parità di incarico, inquadramento e anzianità, la differenza si riduce al due per cento. «È pur sempre una discriminazione - spiega Barbara Imperatori, una delle autrici della ricerca - ma statisticamente irrilevante. L’indagine dimostra che sono i modelli culturali e manageriali inadeguati a relegare le donne ai livelli più bassi del mercato del lavoro». Dallo studio emerge, infatti, che la presenza rosa tra gli impiegati è del 37% e tra i quadri del 23%. Nei ruoli dirigenziali la percentuale cala al 13%, il dato migliore tra i Paesi europei analizzati, ma comunque ancora molto basso. Lo studio rileva anche che l’occupazione femminile dal 2005 è cresciuta del 4%, ma per gli autori della ricerca la strada è ancora molto lunga. «Oltre al dato quantitativo - spiega Elena Meringelli di Hay Group - è necessaria una crescita qualitativa. Richiede più tempo ma è l’unico modo per diffondere una maggiore consapevolezza nal valutare il potenziale del lavoro femminile».
Questo il comunicato ufficiale:
“In Italia una donna guadagna, in media, tra il 22,8% (retribuzione annua lorda) e il 25,2% (retribuzione globale annua) meno di un uomo. Ma se, anziché dividere il monte retribuzione delle donne per il numero di donne che lavorano e fare altrettanto con gli uomini, confrontiamo gli stipendi dei due sessi a parità di incarico, anzianità e azienda, la differenza si riduce al 3%.
Tra il 2005 e il 2008 la percentuale di donne tra i lavoratori italiani è aumentata dal 26% al 30%, portando la femminilizzazione del mercato italiano al di sopra di quella tedesca (27%), ma ancora lontana da quelle spagnola (38%), francese (42%) e belga (45%). Le donne sul totale dei dirigenti in Italia sono il 13%, il dato migliore tra quelli dei paesi analizzati, mentre è ancora sotto la media la percentuale di donne tra i quadri (23%) e gli impiegati (37%). La differenza tra retribuzione annua lorda maschile e femminile, vicina al 23%, non fa sfigurare l’Italia. Se fa meglio la Germania (20%), soffrono di una diseguaglianza maggiore Spagna (27%), Belgio (29%) e soprattutto Francia (42%). Le differenze si riducono a termini più ragionevoli se l’analisi viene condotta a parità di complessità della posizione, anzianità aziendale, dimensione e area professionale. La differenza media si riduce, in questo caso, al 3% ed è minore per l’inquadramento impiegatizio e maggiore per quello dirigenziale e, soprattutto, per i quadri“.
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