Prima della Mayday abbiamo incontrato Eleonora e le abbiamo fatto qualche domanda su come si è evoluto il suo blog [1] che qualche tempo fa ci aveva incuriosito...
Ciao Eleonora, è da un po' che non ci sentiamo. Qualche mese fa abbiamo pubblicato la segnalazione al vostro sito nei nostri link preferiti. Cosa è successo in questi mesi al tuo blog? A un certo punto, dopo oltre un anno di blog, mi sono trovata davanti a un bivio: come procedere? Raccogliere commenti e innescare dibattiti era molto interessante, ma con questa modalità avevo raggiunto l’impatto massimo possibile. Io volevo di più: volevo migliorare le cose, non solo denunciarle. Volevo agire concretamente sul mondo degli stage. Ed è seguendo questa logica che mi sono venute in mente due idee: la Carta dei Diritti dello stagisti e la sua «concretizzazione», cioè il Bollino. Un modo innovativo, sulla scia della Lista dei Buoni e della Lista DOC, per valorizzare sul mercato e rendere riconoscibili presso i giovani le aziende che utilizzano in maniera corretta e «sana» lo strumento dello stage. Per dimostrare ai ragazzi che le opportunità vere esistono, e dunque sensibilizzarli a scegliere bene, a rifiutare stage a condizioni capestro.
Mi sono seduta ad un tavolo e ho fatto due conti: programmare un sito, montare un’iniziativa come il Bollino, creare centinaia di contatti in giro per l’Italia, viaggiare, aggiornare quasi quotidianamente le pagine, fare ricerche e interviste aveva un costo, sia in termini economici sia in termini di tempo.
Se avessi continuato a gestire la Repubblica degli Stagisti come un hobby, mi sarebbe stato impossibile farle fare questo salto di qualità. Avrei quindi dovuto mantenere il blog così com’era, e rinunciare a concretizzare le iniziative. Era dunque imprescidibile per la riuscita del mio progetto che l’attività della Repubblica degli Stagisti in un modo nell’altro creasse un utile, permettendo a me, che di mestiere faccio la giornalista, di lavorarci a tempo pieno, 10 ore al giorno, e ottenerci uno stipendio. É per gestire questo aspetto che ho creato la Ventidue s.r.l., una società che controllo al 90%, che «edita» il mio sito e mi dà la possibilità di svilupparlo ulteriormente.
Quindi adesso io sono ufficialmente il direttore responsabile della testata giornalistica online Repubblica degli Stagisti, registrata presso il Tribunale di Milano, e ho i mezzi e la ragione sociale per raggiungere il mio obiettivo: migliorare le condizioni degli stagisti italiani.
C'è una continuità molto forte con il blog: sia nei colori della grafica sia nei contenuti. La Repubblica degli Stagisti vuol essere l’alleato dei giovani italiani nel non facile mondo del lavoro, per aiutarli a trovare buone opportunità formative e occupazionali: nella parte delle news offre quindi notizie sulle migliori occasioni di stage, interviste, approfondimenti e inchieste. C'è poi un'intera sezione dedicata alla normativa. Il filo diretto con i lettori ha una marcia in più rispetto al blog: dai commenti infatti si passa al Forum, con la possibilità non solo di commentare gli articoli ma anche di proporre argomenti di discussione. E poi c'è tutta una parte, importantissima, dedicata agli annunci di stage: qui potranno proporre i loro stage solo le aziende che avranno aderito all'iniziativa «Bollino OK Stage», sottoscrivendo la Carta dei diritti dello stagista. E' quindi uno spazio protetto dove i giovani possono trovare buone opportunità e stare alla larga dagli stage-fregatura.
E' cambiato qualcosa nella percezione delle aziende nei confronti degli stagisti?
L'obiettivo dichiarato della Repubblica degli Stagisti fin dalla sua nascita, un anno e mezzo fa, era mettere sotto i riflettori il tema dello stage. Così è stato e continua ad essere: i ragazzi che hanno raccontato le loro esperienze di stage, positive o negative, la Lista dei Buoni, le discussioni sui buchi della normativa, hanno contribuito a far partire un dibattito molto costruttivo e a far emergere problematiche che prima restavano in un cono d'ombra. E anche le aziende devono fare i conti con queste istanze.
Pensi che le pessime esperienze che gli stagisti di tutta Italia hanno avuto siano dovute a una precisa strategia delle aziende di sfruttare alta manovalanza a basso prezzo o all'incapacità di organizzarsi?
Ci sono molte aziende che utilizzano lo strumento dello stage per poter avere personale a basso costo. Talvolta queste vicende vengono segnalate agli ispettori delle direzioni provinciali del lavoro e arrivano nelle aule di tribunale, come ho raccontato in un recente articolo sugli stagisti nei supermercat [2]i . Ma ci sono anche tante, tantissime aziende che usano bene gli stagisti: credo che per cambiare la cultura dello stage si debba puntare su quelle, e far sì che siano la testa di ponte per promuovere un utilizzo responsabile e corretto degli stage che si diffonda a macchia d'olio.
Recentemente avete stilato una "Carta dei diritti dello stagista", sottoscritta con imprese con brand molto conosciuti. Significa che c'è speranza solo di avere rispetto nelle grandi aziende oppure si sta muovendo qualcosa anche nel sottobosco delle piccole realtà imprenditoriali? Se si', di che tipo di aziende si tratta? Hanno qualche caratteristica particolare?
La Carta è la sintesi di tutto ciò che è stato detto, discusso, evidenziato in un anno e mezzo di dibattiti sul blog. Contiene principi che potrebbero sembrare quasi ovvi - come per esempio che gli stagisti debbano essere giovani, che non debbano essere utilizzati per sostituire personale in ferie o maternità, che la durata dello stage non debba essere eccessiva rispetto all'obiettivo formativo - ma che purtroppo non tutti rispettano. Ci sono già 10 aziende che hanno aderito. Alcune hanno migliaia di dipendenti, altre poco più di una decina: trattare con rispetto i propri stagisti è qualcosa di trasversale, lo può fare la multinazionale così come la microimpresa. L'importante è volerlo. E le aziende che già hanno il Bollino, così diverse tra loro, lo dimostrano concretamente.
Si ma c'è qualcosa che le accomuna? Hanno una cultura aziendale particolare oppure è solo perchè il responsabile risorse umane fa veramente il suo lavoro? La cosa che le accomuna è certamente una visione più rispettosa e anche più lungimirante della gestione delle risorse umane: lo stagista viene visto come un investimento, non come un tappabuchi.
Quali sono secondo te i miti che bisogna sfatare in chi si appresta a fare uno stage?
Più che di miti, parlerei di leggende metropolitane. Lo stagista relegato nello sgabuzzino a fare le fotocopie, per esempio, o la stagista utilizzata come segretaria. L'importante è conoscere bene la normativa di riferimento e non scordare mai che per qualsiasi problema bisogna rivolgersi in prima battuta al proprio tutor, e poi all'ente promotore che ha sottoscritto la convenzione di stage.
Molte aziende utilizzano gli stagisti come risorsa quasi strutturale per svolgere delle mansioni che non vogliono assegnare a veri e propri dipendenti. Il bollino che assegnate alle aziende riguarda anche la percentuale di assorbimento al termine dello stage?
Certo. Uno dei principi più importanti della Carta che ogni azienda deve sottoscrivere per entrare nel progetto del Bollino OK stage è proprio questo, e viene sviluppato in due punti. Il punto 2 dice che "Gli stagisti devono essere pochi, perché a ciascuno possa essere assicurata un’adeguata attenzione dal punto di vista formativo e, almeno nel caso di stage in strutture private, una concreta possibilità di assunzione al termine dello stage". Al punto 5 questo concetto viene ripreso con una precisa indicazione alle aziende: "Lo stagista deve poter avere, almeno nel caso di stage svolti in strutture private, una concreta possibilità di assunzione dopo lo stage: almeno il 30% degli stagisti ospitati annualmente". Abbiamo anche voluto specificare, per non incorrere in equivoci, cosa intendiamo per assunzione: un contratto a tempo indeterminato, o a tempo determinato, o di apprendistato, o a progetto, di durata pari ad almeno 12 mesi. Se non prende questo impegno, un'azienda non può ottenere il bollino.
Lo stage, secondo te, è il primo passo dell'iter dei giovani precari? Se si, quali sono i passaggi successivi allo stage? La carta dei diritti pensi possa limitare il destino precario, in qualche modo?
Lo stage in effetti ormai è per decine di migliaia di giovani italiani il primo passo nel mondo del lavoro: Unioncamere stima che ci siano ogni anno oltre 250mila stage nelle aziende, e a questo dato va aggiunto quello – ignoto, ma stando ad Almalaurea non inferiore a 50mila all’anno – degli stage negli enti pubblici. Gli stagisti sono in un certo senso i sottoprecari: hanno ancor meno diritti dei precari, dato che per loro non sono previsti contributi, e talvolta lavorano anche senza stipendio. Attraverso la Carta vogliamo promuovere un utilizzo virtuoso di questo strumento, per rendere questo passaggio utile e proficuo sia per i ragazzi sia per le aziende. E se è vero che chi ben comincia è a metà dell'opera, se un'azienda investe in risorse umane fin dallo stage, è probabile che continuerà a farlo anche nei passaggi successivi.
La crisi economica mondiale ha fatto fare qualche passo indietro alle aziende che han firmato la carta dei diritti?
Le aziende che trattano con poco rispetto i loro stagisti esistevano cinque anni fa, quando di crisi non si parlava, esistono oggi e continueranno a esistere tra un anno o due, quando la crisi sarà passata. Allo stesso modo le aziende virtuose: non credo proprio che faranno passi indietro. Al limite, prenderanno meno stagisti rispetto agli anni precedenti!
Parteciperai alla mayday milanese quest'anno?
Se sarò a Milano, verrò molto volentieri, per rappresentare nel giorno della festa dei lavoratori quello che forse è il gradino più basso della scala dei precari: gli stagisti!