Precari alla Canon giapponese: ti pago ma non lavori
Ai giapponesi non manca la fantasia e alla Canon le idee vincenti sono state sempre sollecitate e ben remunerate. L'agiografia ufficiale della famosa azienda giapponese, che lo scorso giugno ha distribuito ben 70 miliardi di yen ai suoi azionisti e che oggi arranca come tutte le altre grandi aziende del settore, racconta che l'attuale presidente Fujio Mitarai (che al momento guida anche la Confindustria giapponese) quando era un semplice manager era talmente fissato nel dare il suo contributo all'innovazione che l'azienda aveva predisposto una «buca delle idee» solo per lui.
Il vizio col tempo è peggiorato ed è proprio a Mitarai che si deve, due anni fa, l'approvazione del diktat confindustriale in tema di regolamenti interni da parte del governo. Tra il disinteresse della stampa, la Confindustria elaborò un progetto in base al quale l'antica consuetudine che per cambiare i regolamenti interni fosse necessaria l'approvazione dei sindacati, pena il deferimento di eventuali controversie alla magistratura, veniva di fatto abolita. Oggi, per cambiare le regole su turni, permessi, sanzioni e via dicendo, all'azienda è richiesto solo di «informare» il sindacato. Il quale ha tempo 15 giorni per accettare o proporre modifiche non vincolanti, passati i quali le regole vengono comunque cambiate e tanti saluti alla contrattazione.
In un momento ancora peggiore rispetto a quei tempi, il presidente Mitarai ha avuto un'altra illuminazione. Per ora l'ha applicata alla sua azienda, ma chissà che, se dovesse passare, non venga validamente recepita dall'intera Confindustria. A parlarcene, un po' per caso perché la cosa non è ancora uscita nemmeno sui giornali locali, è Hideyuki Ono, leader di un sindacato autonomo che rappresenta, per la maggior parte, lavoratori a tempo determinato, interinali e part timers, e che abbiamo incontrato ad un seminario organizzato da alcuni «nuovi sindacati», nati in semiclandestinatà ma sempre più «visibili» e combattivi, visto che i lavoratori che rappresentano, i precari, sono in preoccupante aumento anche nell'ex Impero dell'impiego a vita e del lavoro garantito.
«Dopo mesi di trattativa per il rinnovo contrattuale di 192 precari, l'azienda ci ha fatto una proposta indecente, spacciandola per particolarmente vantaggiosa. Pur di non procedere all'assunzione, come previsto dalla legge in questi casi, l'azienda ha proposto un contratto di sei mesi a paga invariata, offrendo contemporaneamente ai lavoratori di potersene stare a casa, in modo da potersi cercare un altro lavoro». Una specie di aspettativa retribuita all'85%, il che, a prima vista, potrebbe in effetti sembrare un'offerta vantaggiosa. Tanto più che nel caso il lavoratore preferisse invece dimettersi direttamente, avrebbe diritto ad una indennità una tantum pari a 1.500.000 yen, l'equivalente di circa 12 mila euro. E allora, dov'è il trucco?
«Ce ne sono due, uno peggio dell'altro - spiega Hideyuki Ono - innanzitutto si tratta di una soluzione disumana e antieconomica: si paga una persona per non venire a lavorare, il che è un costo inaccettabile dal punto di vista economico. Ma il vero problema sono trattenute e tasse. Che alla fine rosicchiano di parecchio la cifra. Da circa 1300 euro al mese, si scende, di fatto, a meno di 1000 euro. Cifra con la quale è impossibile sopravvivere, in Giappone». Il trucco non solo c'è, ma si vede subito. Al punto che un centinaio di lavoratori che avevano inizialmente apposto la firma, si sono rivolti al sindacato. Altri, una ventina, se ne sono accorti troppo tardi. Impossibilitati a sopravvivere con quella cifra, sono stati costretti a lasciare l'azienda, accettando lavori alternativi ma dovendo rinunciare, alla fine, all'indennità una tantum. Molte aziende italiane ci metterebbero la firma.
Thanx to Manifesto
