L'Italia è pronta per la McArt

cahs rulesMario Resca, da capo di McDonald's a super manager dei musei. È infatti proprio lui, ex numero uno di McDonald's Italia il super manager individuato dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi per la gestione dei musei italiani: «Resca - ha spiegato Bondi - ha dato la sua disponibilità ad assumere l'incarico di direttore della nuova struttura che si occuperà della gestione e dello sviluppo dei musei e delle aree di cultura aperte al pubblico una volta entrato in vigore il regolamento attuativo della riforma del ministero dei beni culturali». «Resca  assumerà il ruolo di consigliere del ministro per le politiche museali, al fine di avviare la sua attività per il rilancio del settore museale nazionale».

L'indicazione di Resca - 63 anni, che ha anche ricoperto l'incarico di commissario della Cirio dopo il crack e attualmente consigliere di amministrazione di Eni e Mondadori (annunciato anche nell'ambito dell'affarone Alitalia) - piace molto a Berlusconi ma non piace alla Uil e nemmeno al Pd. «Sono senza parole», commenta Manuela Ghizzoni, componente della commissione Cultura della Camera per il Pd. «Nulla da dire sulla competenza imprenditoriale e nel business dell'uomo di McDonald's Italia», sottolinea Ghizzoni. «Resta da chiedersi, e chiedere a Bondi, cosa c'entrino gli hamburger con lo straordinario patrimonio culturale italiano». 

Ma invece c'è poco da stupirsi. Nelle nuove linee di politica industriale, recentemente elaborate
con “Industria 2015”, è stato riservato uno specifico progetto di innovazione tecnologica ai beni culturali. Quello che ormai comunemente viene definito come “settore culturale” – che va dal turismo all’agro-alimentare, dai trasporti all’artigianato – ha assunto un ruolo determinante per la competitività del nostro Paese ed è in corso un'inversione delle priorità: in primo piano ci sono le oggettive opportunità di mercato. 

Su Altraeconomia leggiamo:

"Solo il 40/50% di questi costi viene recuperato con la vendita dei biglietti: il resto arriva dal contributo degli sponsor, dalla vendita dei gadget legati alla mostra (anche 60 diversi tipi per mostra) e da quella dei cataloghi. Non a caso molte delle società che organizzano mostre nascono da (o hanno fondato) case editrici che stampano i cataloghi delle mostre di cui si occupano (in media si vende un catalogo dal costo che supera anche i 30 euro - ogni 22 visitatori). Per le grandi mostre questo si traduce con un numero minimo di visitatori che si aggira attorno alle 100 mila presenze. Altrimenti si va in perdita.

Chi organizza mostre deve quindi fare due bilanci: da un lato quello culturale, che si basa sulla validità scientifica di una mostra, e dall'altro quello economico. A volte il primo deve sottostare al secondo. Le mostre "block buster" rappresentano un ottimo mezzo per attrarre visitatori e avvicinarli all'arte. Tuttavia il rischio è di programmare le mostre esclusivamente in funzione dell'ambito successo di pubblico, il che rischia di sminuire il loro valore scientifico e porta a emulare strategie quasi "televisive" per accaparrarsi una "audience" culturale."


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