Precari Rai autoconvocati: contratti bloccati
Altro che croce rossa, ora l'esercizio più facile è sparare sul sindacato. Un libro edito da Bompiani li chiama "L'altra casta", i lavoratori spesso li sentono come risacche di privilegio e complicità con le aziende. La Rai non fa eccezione, aiutata da un manipolo di sindacalisti che sembrano essere, nella migliore e più benevola delle ipotesi, distratti. Cgil, Cisl e Uil, infatti, oggi, alle 10, incontreranno l'azienda per chiedergli conto del blocco dei contratti precari in attesa dell'interpretazione del protocollo welfare deciso dal governo uscente di centrosinistra, per cui ogni precario, dopo 36 mesi, va assunto.
Panico nei corridoi di viale Mazzini, bloccati i tempi determinati (si dice 1600, ma pare siano 2000), si rischia la paralisi di parte del palinsesto. I sindacati non hanno vigilato, si sono mossi tardissimo e persino per farli sedere a un tavolo di confronto (ieri nella sala A della sede Rai di Piazza Mazzini) con i propri "tutelati" si è dovuto sudare le sette camice. Il merito dell'informazione tempestiva (per approfondire www.unirai.org, trovate tutto), del formare una piattaforma di proposte e opposizione e di questo incontro viene dall'UniRai, associazione professionale radiotelevisiva emittenza pubblica, e dal passaparola dei precari stessi. Che non hanno esitato ad attaccare i sindacati, sentendosi traditi e non rappresentati. «Sono una programmista regista a tempo indeterminato - interviene Anna - e sono venuta per solidarietà.
E per sollevare dei quesiti: come mai la Cgil si è limitata a un comunicato di blanda protesta per le assunzioni discrezionali avvenute durante gli ultimi mesi. Venticinque esterni sono stati assunti con una selezione, un'altra decina tra i precari, su segnalazione dei capostruttura e simili, senza guardare gli aventi diritto».
I precari alla Rai sono una moda da sempre. Tanto che per evitare disastri furono decisi, tra sindacati e azienda, la creazione di bacini in cui inserirli. Assunzioni programmate a lungo termine. Ai "fortunati" dei bacini del 1997 il posto lo daranno, sembra, tra il 2010 e il 2012. Parliamo di gente che lavora con contratti a tempo determinato da anni, anche 20 - la sala era gremita da centinaia di persone parti in causa con età tra i 24 e i 54 anni - e che magari finirà per non poter maturare neanche uno straccio di pensione. Le storie di (stra)ordinaria precarietà si avvicendano al tavolo, sempre più agghiaccianti e grottesche. Ci si lancia contro gli appalti esterni (Magnolia, Ballandi ed Endemol "monopolizzano" la Rai) e la piramide rovesciata di questo carrozzone (un giornale radio può contare anche una dozzina di vicedirettori, ipertrofia da spoil system). Contro un'azienda che ha 13000 dipendenti fissi e 43000 collaboratori esterni, ma pretende di rifarsi sulla pelle di 2000 (scarsi) a cui ha imposto la maggior parte del lavoro interno e il peggior trattamento. Basterebbe tagliare del 20% le spese esterne non solo per assumerli ma per risanare l'azienda, e invece già si parla di sostituire il precariato contrattualizzato con l'interinalità.
I sindacati chiedono (a voce) la regolarizzazione di tutti e si preparano alla trattativa, i lavoratori chiedono solidarietà totale agli interni e uno sciopero. La lotta è durissima, e i generali, francamente, non sembrano all'altezza dei soldati.
thanx to Liberazione

