Montezemolo all'attacco: «Basta con i sindacati»
La prima uscita pubblica di Luca Cordero di Montezemolo dopo l'esito delle elezioni è un vero show: pieno appoggio alle ricette di Berlusconi - in primis la detassazione degli straordinari - e un feroce attacco ai sindacati - definiti «casta di professionisti del veto» - con annessa sparatoria sulla Croce Rossa della Sinistra, già esclusa dal Parlamento: «I lavoratori non si sentono più rappresentati da quelle forze politiche e sociali che in questi anni hanno espresso una cultura anti-impresa: sono molto più vicini alle posizioni degli imprenditori che a quelle dei sindacalisti». Il presidente uscente di Confindustria - ieri al Lingotto di Torino, al convegno del Centro Studi dell'associazione - ha abbracciato l'erede Emma Marcegaglia, non rinunciando a fissare un «calendario» delle priorità. Ma, soprattutto, ha incassato la vittoria di un quadro politico che piace agli imprenditori, semplificato e con una maggioranza netta, occasione per nuove - preziosissime - sforbiciate ai diritti.
I fendenti più pesanti, dunque, sono stati indirizzati contro i sindacati: «È ormai chiaro - ha detto Montezemolo - che la trincea dei negoziati infiniti, del rifiuto di guardare con occhi obiettivi la realtà e soprattutto in che direzione va il mondo, serve solo e soltanto a difendere una casta di professionisti del veto. In quattro anni - ha citato riferendosi alla trattativa sul modello contrattuale - le tre sigle sindacali non hanno voluto o potuto raggiungere un accordo, badate bene, non con noi ma tra di loro». Dunque basta con robe «vetero» come lo sciopero: «È veramente ora - ha proseguito il leader confindustriale, applaudito dalla platea degli imprenditori - che il sindacato apra gli occhi e si confronti con il mondo reale, rinunciando a pratiche vecchie, come quegli scioperi rituali e inutili che ogni due anni accompagnano puntualmente i rinnovi contrattuali. Riti logori e vanamente costosi per i lavoratori e per le imprese». C'è invece bisogno «di un sindacato autorevole, capace di rappresentare gli interessi dei lavoratori e non quelli dei sindacalisti, che, come spiega il libro "L'altra Casta", sono in Italia ben sei volte più dei carabinieri». Montezemolo vuole cambiare il modello delle relazioni industriali, e si capisce che nel mirino c'è la contrattazione collettiva, soprattutto quella nazionale, mentre le imprese fanno capire che preferirebbero elargire aumenti unilaterali (come ha fatto di recente la Tod's di Della Valle) in linea diretta con i lavoratori, a cui poter chiedere peraltro ore di straordinario in più, senza la «noia» delle trattative e degli scioperi. Per questo, il presidente degli industriali ieri ha definito «importante il fatto che la detassazione degli straordinari sia stata messa all'ordine del giorno del primo consiglio dei ministri: un provvedimento che va nella giusta direzione, gradito da noi e anche dai lavoratori». Poi ha parlato del nuovo modello contrattuale che vorrebbe: «un livello nazionale più snello, quote maggiori di retribuzione legate ai risultati, durata triennale dei contratti».
Montezemolo si è detto lieto di aver visto «nei programmi delle diverse coalizioni, e anche di quella che ha vinto, molte delle proposte del nostro decalogo»; ha apprezzato la «maggioranza chiara e netta uscita dalle urne, che consentirà alla coalizione che ha vinto una forte capacità di governo». Poi ha attaccato la Sinistra: «I no Tav, i no alle infrastrutture, le ideologie vetero-marxiste, il vedere imprese e imprenditori come nemici, sono patrimonio di una minoranza esigua che oggi non ha neppure rappresentanza in Parlamento». Infine, l'aggressione al Testo Unico sulla sicurezza del lavoro: «E' pieno di assurde sanzioni, quando ciò che serve sono prevenzione e informazione». Sembra il preludio a richieste di profonde modifiche, già peraltro annunciate da Maurizio Sacconi, del Pdl. Raffaele Bonanni (Cisl) parla di «populismo», mentre per Guglielmo Epifani (Cgil) Montezemolo «soffia sul fuoco». Thanx to Manfo
