Hollywood, si aggrava l'impasse e Disney licenzia

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DisneyLicenziamenti alla Disney, débâcle ingloriosa dei Golden Globe, inizio delle trattative sindacali dei registi e una possibile entrata in scena di George Clooney per mediare l'impasse tra produttori e sceneggiatori hollywoodiani attraverso personaggi potenti del business dell'entertainment: dopo undici settimane (e poco più di un mese prima della cerimonia degli Oscar che rischia un flop per mancanza di «star»), lo sciopero ingarbuglia sempre di più il funzionamento della macchina dello spettacolo Usa.

Secondo i corrispondenti losangelini del New York Times, in seguito alla cancellazione della cerimonia dei Globe e delle feste che tradizionalmente la seguivano, persino le suite piene di delizie gratuite per le star (un business che nella stagione degli awards equivale a ben 25 milioni di dollari) giacciono praticamente deserte, battute solo da celebrities di infima categoria. Gli esponenti della serie A non vogliono infatti farsi sorprendere carichi di costosissimi (quanto superflui) accessori mentre l'industria è paralizzata dalla disputa sindacale.

È inoltre di ieri mattina la notizia che la Disney ha troncato i contratti di venticinque sceneggiatori e produttori impiegati presso lo Studio. Tra questi, Larry Charles, della prestigiosa sitcom Hbo Curb Your Enthusiasm, più altri autori delle serie Scrubs, Project Greenlight e What About Brian. Sembra che la Warner Brothers intenda seguire a ruota l'esempio. Da parte sua, la Writers Guild of America ha annunciato l'intenzione di perseguire ulteriormente trattative e accordi individuali con produttori indipendenti simili a quelle effettuate negli scorsi giorni con il programma notturno di David Letterman, la United Artists, la Dimension e la Weinstein Company.

L'irrigidimento delle posizioni tra management e autori è tale che, dopo l'inutile tentativo di mediazione sponsorizzato da una coalizione di agenzie, anche George Clooney (forse con luminari del business, come Steven Spielberg e Tom Hanks) si sarebbe offerto di riunire gli interessati in una stanza per cercare una soluzione comune.

L'acrimonia rende più complicati anche i negoziati tra la Directors Guild of America e l' Association of Motion Pictures and Television Producers. Nonostante il contratto dei registi (come quello degli attori) scada solo il 30 giugno prossimo, i negoziati per il rinnovo sono iniziati ieri in un silenzio stampa che dovebbe durare fino alla risoluzione finale. Nelle scorse settimane, registi e produttori si sarebbero già riuniti informalmente per cercare di eliminare dal tavolo possibili punti morti.

«Inizieremo a dialogare formalmente con le Majors solo se riusciremo a stabilire un'accettabile base per i negoziati», aveva dichiarato già il mese scorso Michael Apted, il presidente della Dga. È grandissima l'attesa per l'esito di queste trattative parallele (che, come quelle degli sceneggiatori, prevedono accordi per i diritti relativi ai nuovi media) perché ci si aspetta che il contratto con i registi possa servire da piattaforma di riferimento per quelli degli sceneggiatori e degli attori.

Ma la bellicosa Writers Guild ha intanto messo le mani avanti, dichiarando: «La Dga deve fare ciò che è meglio per i suoi membri. E noi auguriamo loro di raggiungere un accordo giusto da cui gli artisti creativi possano trarre beneficio. Ma è importante ricordare che la Dga non rappresenta attori e sceneggiatori».

Thanx to Manfo

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