Orari di lavoro, braccio di ferro a Berlino tra i ministri dell’Ue

ClockLo scontro è tra due blocchi. Il primo, con Italia, Spagna, Francia, Grecia, favorevole a un tetto - Il secondo, guidato da Gran Bretagna e Polonia, fermo sulla contrattazione individuale

Così è il “buon lavoro”? Per trovare risposta al quesito, i ministri del lavoro e degli affari sociali dei 27 paesi Ue, sindacalisti europei e Ong si sono riuniti per tre giorni nel moderno palazzo Telekom di Berlino. Gli argomenti affrontati dai 300 delegati riguardano la tutela giuridica del lavoro e una politica condivisa sul minimo salariale. Obbiettivi comuni, inoltre, il «no» al lavoro minorile, lo sviluppo delle pari opportunità per le donne e il reinserimento lavorativo degli ultra cinquantenni.

Il meeting, concluso ieri mattina, aveva carattere dichiaratamente informale. In sostanza non c’era da attendersi alcun documento ufficiale sui temi del confronto. E non c’era nemmeno da attendersi, considerate le storie sociali e politiche degli Stati partecipanti, una posizione concorde sui temi più controversi, come aveva preannunciato il ministro del lavoro tedesco Franz Müntefering. La Germania ha voluto porre le basi di un lavoro che si dovrà sviluppare nei prossimi 18 mesi, con le presidenze di Portogallo e Slovenia.

Il tema del “buon lavoro” era stato già affrontato durante i precedenti semestri europei a guida austriaca e finlandese. Con qualche affanno, ora, nel semestre tedesco l’Europa politica cerca di raggiungere e riequilibrare dal punto di vista sociale il mercato, in fuga, con il libro verde, sui diritti collettivi dei lavoratori. Il socialdemocratico Müntefering vuole lavorare per ancorare la legislazione comunitaria a standard sociali elevati: «L’Europa deve essere riconoscibile nella sua dimensione sociale», ha dichiarato. Per rilanciare la Costituzione europea durante il semestre tedesco è necessario dare un segnale forte in senso sociale. Ma le strategie di riferimento rimangono quelle in odore di liberismo decise nel 2000 a Lisbona, più volte citata da Müntefering, che in Germania hanno prodotto la tanto contestata ristrutturazione dello stato sociale delle leggi Hartz.

La flessibilità è diventata un valore in sé, vista di buon occhio anche dalla sinistra socialdemocratica, quando accompagnata da misure di protezione sociale dei lavoratori. Ritorna in discussione la flexicurity. Michael Sommer, leader della Lega dei sindacati tedeschi, ha fatto notare come quello della flessibilità unita alla sicurezza sia un concetto al quale tutti fanno riferimento come una panacea, riempiendolo però dei contenuti più diversi. Lo sa anche Vladimir Spidla, commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità. Il suo obiettivo è di lavorare ad una prima strategia concreta per dare senso al contenitore semivuoto della flexicurity entro la fine del semestre tedesco, per poter poi presentare a dicembre una proposta di linea guida. «Una direttiva è impossibile - ha detto Spidla -, visto che l’Ue non ha competenza».

Per John Monks, segretario della Confederazione europea dei sindacati (Ces), il Libro verde potrebbe essere una base di discussione: «Ma non accettiamo che si creino lavoratori di serie A e B», in una Europa con 19 milioni di disoccupati. Secondo Anne Parent, presidentessa della Social Platform, il tema del lavoro va considerato e risolto insieme a quello dell’immigrazione. Il ministro del lavoro Cesare Damiano nel suo intervento ha posto l’accento sugli aspetti della sicurezza, della difesa della salute dei lavoratori e della lotta alla precarietà e al lavoro nero, per lo sviluppo di un modello sociale europeo. Damiano ha ribadito l’importanza di uno standard minimo di diritti condivisi, il che «non vuol dire far tornare indietro chi, come l’Italia, sui diritti e i lavoratori ha una tradizione sviluppata». Si può andare comunque oltre ai contenuti del Libro verde, un punto di partenza da rendere più robusto nella prospettiva sociale: «Accettata la logica della flessibilità buona e regolata, bisogna combattere la precarietà », ha dichiarato il ministro. Con le misure introdotte in finanziaria come l’incentivo alle imprese che stabilizzano il lavoro, dice Damiano, nel 2007 cambierà la situazione in Italia.

Secondo uno studio della Cgil, citato dal ministro, il prossimo anno ci sarà uno spostamento dell’8% verso i contratti a tempo indeterminato. Per il commissario Vladimir Spidla, il concetto di “buon lavoro” è in stretta relazione con la direttiva sull’orario di lavoro. Il ceco ritiene sensato un tetto massimo. La commissione europea aveva recentemente chiesto alla gran maggioranza dei 27 paesi europei chiarimenti sulla legislazione interna in materia. Un ammonimento che potrebbe precedere un procedimento per infrazione. Ma il tema non verrà affrontato durante la presidenza tedesca, come invece aveva chiesto la Ces. A Berlino si è delineato un confronto tra due blocchi: il primo, con Italia, Spagna, Francia, Grecia, favorevole a un tetto; il secondo, guidato da Gran Bretagna e Polonia, che rimane fermo sulla contrattazione individuale anche per l’orario di lavoro. Chi proprio non ne vuole sapere di regole è il presidente dell’associazione degli industriali tedeschi (BDI) Dieter Hundt, secondo il quale la Germania dovrebbe spendersi nei prossimi sei mesi per abbattere la burocrazia, leggi e regole nel mercato del lavoro. Hundt è convinto che il Libro verde sia troppo vincolante per l’economia: «Less is more», ha ripetuto con insistenza. Ma quale burocrazia? Emilio Gabaglio ricorda come su circa 350 direttive che regolano il mercato interno solo nove si occupano di diritto del lavoro.

Thanx to Manfo