Dal babyboom ai babylosers la generazione dei perdenti
Inserito da zoekat il Lun, 14/07/2008 - 1:10pm Precariato Sociale
Sono nati dal '68 in avanti. Sono cresciuti nel comfort della classe media. Hanno studiato in buone scuole e spesso in ottime università. Parlano almeno una lingua straniera, talvolta due. Eppure, oggi si rendono conto che hanno fatto e continueranno a fare una vita peggiore di quella dei loro genitori: con un lavoro meno pagato, con case meno confortevoli ed eleganti, con minore possibilità di viaggiare, consumare, divertirsi. Un sociologo li ha definiti i "baby-losers", alludendo ai "baby-boomers", ossia al nomignolo con cui viene chiamata la generazione precedente, quella dei nati durante il boom economico che, tra la seconda metà degli anni Cinquanta e la seconda metà dei Sessanta, ha rimesso in piedi l' Europa dopo la Seconda guerra mondiale. I baby-losers sono invece i "perdenti", i ventenni-trentenni-quarantenni odierni che in Inghilterra, in Francia, in Germania, in Italia, in Spagna, non ce la fanno a mantenere lo status, il reddito, lo stile di vita, a cui si erano abituati e a cui aspiravano quando erano più giovani. Un fenomeno fotografato da studi, indagini e statistiche, che riflette i profondi cambiamenti sociali e politici dell' Occidente in questo primo scorcio del ventunesimo secolo.
A inventare il termine è stato Louis Chauvel, sociologo della National Foundation for Political Science, 41enne e quindi pronto a includere anche se stesso nella categoria: «Per la prima volta nella storia recente», dice lo studioso al quotidiano Guardian di Londra, «una generazione di europei trai venti e i quarant' anni si aspetta uno standard di vita inferiore a quello della generazione precedente. Hanno mediamente studiato più dei propri genitori, ma hanno un lavoro peggiore e pagato di meno». In Spagna li chiamano "mileuristas", quelli che devono accontentarsi di uno stipendio da mille euro al mese. In Francia li chiamano la "generazione precaria" (per assonanza con la "generazione perduta" di intellettuali americani che vivevano in riva alla Senna negli anni Venti) - In Italia sono, in parte, i "bamboccioni" di cui parlava il ministro del Tesoro Padoa Schioppa, costretti a vivere ancora con papà e mamma a trent' anni e passa, perché non hanno i mezzi per andare a stare da soli.
In Inghilterra li hanno soprannominati come uno dei loro gadget preferiti: iPod, ovvero "Insecure, pressured, overtaxed and debt ridden" (insicuri, sotto pressione, ultratassati e carichi di debiti). Le etichette variano da paese a paese, ma i problemi sono più o meni gli stessi, come illustrano le cifre. Qualcuno la descrive come una guerra tra generazioni: nel 1975, la differenza tra il reddito medio di un trentenne e di un cinquantenne, a parità di impiego, era del 15 per cento; ora è del 40. Il problema è che attraverso l' Europa, da Roma a Londra, da Madrid a Berlino (e in modo simile negli Stati Uniti), negli ultimi vent' anni i salari sono rimasti stagnanti mentre i prezzi degli immobili sono raddoppiati o triplicati e l' inflazione è salita alle stelle. L' impatto si sente di più ora, perché sul continente, dopo un decennio di relativa crescita economica, si affaccia lo spettro della recessione. Globalizzazione e rivoluzione digitale, nel frattempo, hanno cambiato le regole del gioco e continuano a cambiarle a velocità supersonica: per cui un lavoro che poteva sembrare sicuro e produttivo dieci anni or sono non lo è più necessariamente oggi.
Del resto, in Gran Bretagna, nonostante dieci anni di boom sotto il governo laburista di Blair prima e Brown poi, il gap ricchi-poveri si è allargato, e una tendenza analoga si registra negli altri paesi europei. «La vecchia classe media omogenea, che faceva affidamento sull' industria, sulle professioni liberali e su un settore statale ben protetto, è andata in pezzi», osserva Daniel Gros del Centre for European Policy Studies. Risultato: una esigua minoranza è diventata più ricca, la maggioranza è diventata più povera. I sacrifici della middle-class, naturalmente, sono relativi: in Europa 16 milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà, secondo uno studio dell' Unione Europea citato dal professor Ian Begg della London School of Economics. Ma il tracollo della classe media, il passaggio dai baby-boomers ai baby-losers, minaccia il vecchio sogno europeo di dare ai figli un futuro migliore del proprio.
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