Vittoria del Punto San Precario con le SEA girls

Lunedì 13 marzo 006 il Santo protettore dei precari è apparso sulle piste dell’ aeroporto di Milano - Malpensa. I tecnici della torre di controllo sgomenti raccontano “dell’improvviso lampo di luce che ha squarciato il cielo sopra le nostre teste, e dell’immagine del Santo che si è materializzata sulle piste di volo”.
Un’immagine mai vista ma evidentemente subito riconosciuta visto che la notizia dell’apparizione ha attraversato, fulmineamente, l’ aeroporto.

Il tribunale di Busto Arsizio (Mappa Busto Arsizio/Malpensa) lo scorso marzo ha, infatti, dichiarato illegittimi i contratti a termine stipulati a hostess di terra, addette al check in alla Malpensa dalla Sea Holding (Box Sea) ed ha riconosciuto le ragioni di una ventina di lavoratrici che ci hanno lavorato per ben 5 anni dal 2001 fino al 2005.
I giudici hanno ordinato per alcune un risarcimento e per altre la reintegrazione sul posto di lavoro oltre al pagamento delle retribuzioni che hanno maturato fino ad ora.
Ma nono solo: la sentenza infatti dovrebbe fare giurisprudenza e costituire un precedente anche per altri lavoratori, sottoposti alle medesime condizioni contrattuali.

Questo è l’esito del giudizio che le SeaGirls - così ribattezzate da chi ne ha conosciuto la determinazione - sono riuscite a strappare grazie alla propria tenacia . Dopo aver cercato invano tutela presso diverse sigle sindacali attive a Malpensa si sono rivolte al Punto San Precario di Milano (box) - luogo di auto/tutela e spazio di solidarietà di persone, in altri ambiti, altrettanto precarizzate - chilometri e chilometri
distante dalle proprie residenze e dal proprio luogo di lavoro.
Possibile che in cinquanta e più chilometri di distanza non abbiano trovato nessuno con la volontà di aiutarle?

Le SeaGirls, in questi mesi, non solo si sono riprese il loro posto di lavoro, ma hanno dimostrato che, qua come altrove, i precari e le precarie non sono semplicemente prede del vampirismo delle politiche aziendali ma diventano facilmente vittime dell’immobilismo dei sindacati. Di un idea stanca, molte volte corrotta, dell’azione sindacale che non rappresenta più un movimento di difesa solidale ed intelligente nei luoghi di lavoro – dei lavoratori con i lavoratori - bensì il luogo di sopravvivenza della burocrazia e del privilegio.

In questi anni la Sea ha mantenuto in servizio centinaia di lavoratrici/tori con ripetuti contratti a termine facendo leva sui picchi stagionali. Ogni lavoratrice finiva in pratica per lavorare in media 10 mesi l’anno.
Del resto, si sa, l’Italia è un paese di viaggiatori. Alcuni viaggiano lungo le rotte del lieto turismo. Altri/e viaggiano di contratto in contratto e di lavoro in lavoro. Seguendo rotte certamente meno piacevoli ma altrettanto avventurose.

In questo modo la Sea si è garantita le stesse prestazioni di una lavoratrice a tempo indeterminato senza assumersene gli oneri, ma non solo: ha di fatto reso impossibile ogni rivendicazione ed ogni conflitto. In questa situazione, infatti, si sarebbe corso il rischio di essere scaricate in ogni momento Un ricatto durato quanto il rinnovo di undici contratti consecutivi e pesante quanto l’angoscia di una speranza che muore e rinasce, infinite volte.

Purtroppo tale livello di precarizzazione non sarebbe stato possibile senza la collusione dei sindacati che funzionano, tuttora, per operare come ufficio del personale della Sea. Questi non solo hanno firmato gli accordi aziendali che hanno permesso di stipulare i contratti di lavoro oggetto della sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, ma hanno anche negato, fino alla fine, che i malumori e le rivendicazione dei lavoratori potessero essere legittime e giustificate.

Ovunque vi troviate, qualunque datore di lavoro abbiate di fronte, a qualsiasi sindacato vi appoggiate, tenete gli occhi aperti e non mollate….

Punto San Precario, Spazio della cospir/azione precaria, via Angelo della Pergola 5 Milano. Zona isola, metro verde fermata Garibaldi.
Ogni mercoledì dalle 19.00 alle 21.00. Per contatti chainworkers@ecn.org
Non temiamo corruzione perché i privilegi sono la ragione della nostra precarietà. Non temiamo cedimento perché la nostra situazione è già il
risultato del crollo sociale. Non temiamo isolamento perché siamo i più. E se non cambia saremo ancora di più. Noi, precari e precarie, siamo quelli/e che invertiranno la lotta.

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Articolo da "il manifesto"

Vittoria delle precarie della Sea
Otto lavoratrici con i contratti «stagionali» pluriennali dovranno essere assunte - Sentenza importante del tribunale di Busto Arsizio, che può
funzionare da precedente per i precari di tutti gli aeroporti e per quelli di Poste italiane

MILANO
Otto persone reintegrate e nove risarcite perché nel frattempo hanno trovato un altro lavoro. E' questo l'esito della sentenza emessa il 13 marzo 2006 dal giudice del lavoro, dottoressa Maisano, presso il tribunale di Busto Arsizio, che ha dato ragione alle lavoratrici e a un lavoratore - hostess di terra, addette al check in alla Malpensa - e torto alla Sea Handling, le attività di terra della società che gestisce i servizi aeroportuali lombardi, già elemento di scontro politico, oltre che giudiziario, tra Comune e Provincia di Milano nelle scorse settimane.

La vittoria giudiziaria è doppiamente importanteLa causa è iniziata nel luglio 2005, quando alcune lavoratrici, dopo anni di promesse e contratti a tempo determinato rinnovati, scaduti e poi ancora rinnovati, furono lasciate a casa dalla Sea. Non trovando risposte dai sindacati, si rivolsero ad uno dei «punti san precario» presenti a Milano, dove furono accolte da alcuni avvocati che iniziarono un percorso giudiziario conclusosi con una vittoria rilevante, specie in un ambito come quello dei contratti a termine, che ha pochissima giurisprudenza alle spalle. I numeri del procedimento parlano chiaro: le diciassette persone "scaricate" - 28 anni come età media, alcune laureate - dalla metà del 2001 fino all'inizio del 2005 hanno avuto almeno una decina di contratti distinti, per coprire circa 26 mesi di lavoro.

Gli avvocati Matteo Paulli e Massimo Laratro, che hanno seguito l'avventura delle «Sea Girls» precisano le caratteristiche del ricorso: «nel 2001 è stata introdotta la normativa sui contratti a termine: si gridò alla liberalizzazione dei contratti, mentre invece la normativa (il decreto legislativo 386 del settembre 2001) ha introdotto nuovi limiti a garanzia del lavoratore come l'obbligo di motivare le cause dell'assunzione con contratti a tempo determinato». In tutto questo però la disciplina degli aeroportuali è rimasta invece invariata, «perché le aziende - proseguono gli avvocati - non sono obbligate a motivare nulla, potendo assumere persone senza l'obbligo di indicare una specifica causale. A fronte di questo vantaggio devono stare entro alcuni tetti temporali annuali, ovvero i picchi stagionali».

Proprio su questo si basa l'impugnazione: «è stata sollevata la problematica in relazione ai 'tetti massimi' previsti dalla legge: sei mesi tra aprile e ottobre e quattro mesi nei restanti periodi dell'anno. In sostanza la Sea voleva che questi due tetti venissero considerati come
cumulabili». In pratica la società aeroportuale di Linate e di Malpensa, stipulava contratti di dieci mesi grazie all'uso dell'articolo 2 della
norma, mentre «pretendeva di coprire i restanti due mesi con la clausula generale dell'articolo 1». Il che si traduceva, per le lavoratrici Sea, in anni interi a tempo determinato: «Hanno voluto la botte piena e la moglie ubriaca», chiosano i legali. Questi contratti, naturalmente, hanno delle ripercussioni evidenti: «l'aumento costante del precariato, l'elusione dell'articolo 18 e tutta la normativa a favore dei lavoratori», nonché, di fatto, l'impossibilità di qualsiasi rivendicazione. «Inoltre - continua Massimo Laratro - la riduzione assoluta del costo del lavoro, porta, come conseguenza indotta, la riduzione dei costi dei voli, che dovrebbe invece andare a intaccare gli utili della società e non le remunerazioni dei lavoratori».

Questi contratti sono «la regola» in tutti gli aeroporti italiani e non solo; per questo la sentenza potrebbe costituire un precedente di grande rilevanza sindacale: in attesa di conoscerne le motivazioni, si può infatti prevedere alcune conseguenze della decisione del
tribunale di Busto Arsizio, per il settore - ad esempio - delle poste, al cui interno, grazie a un emendamento della finanziaria 2006, è stato esteso il controverso articolo 2 del decreto 368, riguardo i cosiddetti «picchi stagionali». I precari delle poste e quelli degli aeroporti italiani possono quindi contare su un precedente importante: i «precarizzatori» - dal canto loro - sono avvisati.