Ken Loach torna a parlare di lavoro

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Ken LoachIl regista di Bread and Roses torna sugli schermi ed è gara per il Leone d'oro alla 64esima Mostra d'arte cinematografica di Venezia. Siamo andati a vederlo all'Anteo, il cinema milanese che proietta a nastro i film in contemporanea per gli appassionati.

E' un film crudo e realistico, senza troppe esagerazioni (anzi forse ci va fin leggero in alcuni casi. E' un film di Ken Loach, politicizzato, duro, sinistrorso. La trama e' semplice: Angie, ex dipendente di una interinale, viene licenziata, e cerca di mettere su una propria agenzia interinale per conto suo con un'amica. Nel processo percorre tutti i passaggi di drenaggio della propria umanità e delle proprie scelte, fino a rimanere incastrata nel sistema di merda in cui vive. La sua amica idem, ma fa la finta democratica e oltre un certo livello molla il colpo tenendosi però i soldi guadagnati alla faccia di tutti.

Focalizzarsi sui personaggi, cercando di trarne delle conclusioni etiche o morali non ha nessun senso, perchè i personaggi servono a dipingere il quadro di insieme del sistema liberista ridotto ai minimi termini e, fuor di metafora, altisonante degli alti papaveri. Il film dice: "il sistema liberista e' questo. Non è quello che vi raccontate che sia, non funziona come una macchina perfetta di felicità, funziona così. A calci in faccia, sputi, insulti, cane mangia cane, senza soluzione di continuità; lo volete? Prendetevelo nei denti senza anestesia, ma sappiate che è questo che state aiutando a costruire e osannare. Semplice, chiaro e senza troppe arzigogolature.

Questa è la sinossi della cartella stampa ufficiale: “Angie, pur mancando di una vera e propria istruzione, possiede una buona dose di energia, spirito, ambizione ed è soprattutto nel fiore degli anni. Dopo una vita disordinata alle spalle e stanca di tutto ciò, Angie ha ora qualcosa da dimostrare e sente che questo è il suo momento. Apre, quindi, un’agenzia di lavoro interinale assieme a Rose, una ragazza con la quale condivide l’appartamento, e si ritrova a lavorare in una zona degradata tra criminalità, uffici di collocamento e immigrati da collocare. Questo racconto mette in discussione, facendo da contrappunto, il miracolo anglosassone del lavoro flessibile, della globalizzazione, dei doppi turni e della moltitudine di consumatori incommensurabilmente felici: noi. “

e qui sotto la video intervista al Ken Loach di RaiNews24

 

 


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